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UnREAL: la serie dell’estate

10 luglio 2016, In: News

Risale al 28 giugno scorso il debutto di UnREAL su Rai 4.
La serie, ideata da Sarah Gertrude Shapiro e Marti Noxon, è già arrivata alla seconda stagione negli Stati Uniti, dove è mandata in onda da Lifetime, canale la cui programmazione è prettamente occupata da Reality TV.
Non è un dettaglio da poco questo: infatti il telefilm vede al centro una troupe televisiva che lavora a Everlasting, ovvero la versione fictional The Bachelor, il programma dove il classico “buon partito” si trova a scegliere una ragazza tra un ventaglio di concorrenti che non fanno altro che litigare tra loro.

Le premesse, dunque, hanno molto in comune con quelle del nostrano Boris.
Tuttavia, se il telefilm del pesce rosso è tragicomico, UnREAL invece si presenta come assai drammatico e dalla durezza che a volte è difficile da metabolizzare.

Nella prima stagione, Rachel, che figura come la protagonista, si appresta a tornare sul set dopo un periodo trascorso in cura psichiatrica a causa di un violento esaurimento nervoso.
Rachel è la producer di Everlasting: il suo compito, quindi, è quello di far accadere le cose.
La donna, però, non manda avanti lo show scrivendo sceneggiature, ma lasciando che esse si creino da sole mentre lei manipola i suoi attori.

Rachel, infatti, ne studia la storia personale e i punti deboli delle concorrenti, facendo sì che, pizzicando le corde giuste, davanti alle telecamere si crei spontaneamente quello di cui il pubblico è affamato: scene romantiche, pianti da melodrammoni e litigi furiosi.
Non sempre però le reazioni sono prevedibili e se qualcosa sfugge di mano alla producer, le conseguenze diventano devastanti.

UnREAL dimostra come un reality, per funzionare bene, deve fondarsi su una beffarda narrativa del nulla, utilizzando dei mezzi televisivi per mettere in scena storie che, anche se di fatto non esistono, presentano degli elementi assolutamente reali.
In più, il telefilm pone di fronte allo spettatore un dilemma di carattere morale non indifferente: è lecito che tu faccia qualcosa (come sfruttare traumi, affetti e abusi, nel caso di Rachel) solo perché sei abile a farlo?

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