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The Young Pope: i personaggi e la storia di Sorrentino

20 ottobre 2016, In: News

A chi ha visto i primi episodi di The Young Pope non sarà passata inosservata una delle grandi differenze tra la serie tv e le pellicole firmate dal regista Premio Oscar: se nei film, infatti, al centro delle vicende stanno i personaggi (basti pensare al dandy 2.0 Jep Gambardella che è protagonista de La Grande Bellezza), nel telefilm a farla da padrone sono le interazioni tra essi nella storia che è ambientata in uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi del mondo.
Come ha affermato Sorrentino: “Questa serie prova a raccontare in maniera più chiara il clero, come umani fra gli umani, come persone che sono come noi, ma che a differenza nostra devono affrontare i problemi in maniera iperbolica. E questo si rispecchia perfettamente il tema centrale di The Young Pope: la nostra difficoltà di stare al mondo”.

The Young Pope presenta la figura di un giovanissimo Papa, il primo a provenire dagli Stati Uniti, che diventa il simbolo del mondo della Chiesa.
Stare dentro quel mondo, è uno stare al mondo particolarmente complesso. Le figure dei preti sono complesse, con grandi limitazioni che sappiamo tutti. Gli si chiede di amare astrattamente, di amare una figura che non possono vedere. Gli si chiede di relazionarsi a povertà, umiltà e castità. E noi laici siamo spesso abituati a relazionarci con gli opposti della povertà, umiltà e castità. Da ragazzi, i preti vengono cresciuti con l’idea di essere stati scelti, di essere eletti, e quindi di essere emanazioni di Dio. C’è una sorta di lavoro sull’annientamento… forse annientamento è una parola eccessiva… ma in qualche modo, sull’attenuazione dell’identità” ha precisato Sorrentino.

A proposito del ruolo di Silvio Orlando, che dà il volto al Cardinale Voiello, l’altro grande personaggio della serie, nonché antagonista di Jude Law, Paolo Sorrentino ha affermato : “Io faccio fatica sempre a raccontare i personaggi come una gara a chi è più buono e chi è più cattivo, e poi avendo la possibilità di estendermi su dieci ore, ci sarà la possibilità di approfondire bontà e cattiveria. E quindi diciamo che anche il personaggio di Silvio Orlando non sfugge a quella che è una cosa insita nella natura umana, ovvero che chiunque di noi è capace di contenere dentro di sé slanci di bontà ma anche miserabili e condannabili codardie. Siamo l’uno e l’altro. Andando avanti, comunque, si rivelerà molto umano anche Pio XIII”.

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