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Minority Report: le buone ragioni per guardarla

23 luglio 2016, In: News

Minority Report ha fatto da poco il suo debutto su Fox.
Se ve lo siete perso ma siete curiosi di sapere di cosa si tratta, vi aiutiamo noi con i 5 buoni motivi per cui guardare questa nuova serie tv che funge da sequel per il film con la firma di Steven Spielberg.
La prospettiva del telefilm, però, è totalmente diversa.

Ecco le ragioni per cui, questa estate, siamo sicuri che vi appassionerete a Minority Report.

  1. La prospettiva di Dash
    Se nel film il protagonista (impersonato da Tom Cruise), in preda al dilemma del meccanismo della Precrimine, si interrogava sulla possibilità di ridurre in schiavitù degli esseri umani per sfruttarne i poteri, nella serie il quadro cambia.
    Le vicende sono narrate dal punto di vista di Dash, uno dei precog, ovvero quegli esseri umani che hanno trascorso buona parte della loro vita a vivere e rivivere, nelle loro visioni, il brivido di futuri omicidi.
    Dash, giovane, determinato, fragile e in apprensione per gli altri dopo la chiusura della Precrimine, è il personaggio perfetto per stimolare l’immedesimazione del pubblico.
  2. L’ausilio di Lara Vega
    Anche nella pellicola avevamo questa bella detective, compassionevole e generosa: in una parola, davvero umana, al contrario di John Anderton.
    Lara si butta a capofitto nella sua missione, che è la stessa di Dash, al quale gioverà con il suo intuito senza pari.
  3. L’uso della tecnologia
    Proprio come nel film, anche nella versione per il piccolo schermo di Minority Report la tecnologia la fa da padrone nello svolgimento delle indagini.
    Nella serie, poi, siamo totalmente immersi in un metodo 2.0 di venire a capo dei vari crimini.
  4. La concezione del futuro
    Questo punto rappresentava uno degli aspetti più coinvolgenti del film.
    Poter cambiare il futuro è sempre stato uno dei sogni dell’uomo e ognuno ha pensato di farlo con intenti differenti.
    Quello che prevale in Minority report è la volontà di controllare gli eventi a venire per prevenire il male.
  5. Il rapporto col racconto di Philip K. Dick
    Sia la versione di Spielberg che questa del telefilm prendono le mosse da un racconto di Philip K. Dick.
    Esso è incentrato sul dilemma morale connesso al rapporto di minoranza, ovvero alle “visioni anomale”.
    Sarà interessante vedere che piega prenderà la serie, se seguirà la linea del suo precedente cinematografico o si distaccherà di più dalla sua versione cartacea.

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