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Marco Polo: cosa ci riserverà la nuova stagione

16 giugno 2016, In: News

È in arrivo la seconda stagione di Marco Polo, che debutterà il prossimo 1 luglio su Netflix.
Proseguono quindi avventure del giovane esploratore arrivato da Venezia alla Cine ormai sotto l’egida del nipote di Gengis Khan.

La serie targata Netflix ha al centro una star tutta italiana, Lorenzo Richelmy, che ricorderete per essere stato anche lo Schifani de I Liceali.
L’attore, che impersona Marco Polo, è affiancato da Pierfrancesco Favino il quale, invece, veste i panni di suo padre.

È stato proprio Richelmy a rivelare cosa aspettarsi dalla seconda stagione della serie.
Stando alle parole del protagonista: “La prima stagione è servita a introdurre un mondo nuovo agli spettatori. Non tutti sono abituati a vedere una corte medievale orientale: la prima serie si è dovuta prendere il tempo per far abituare gli occhi e il gusto al ritmo di questo nuovo mondo. Nella seconda serie, invece, possiamo entrare subito nel vivo delle storie, senza dover spiegare quello che sta succedendo. Questo permette di entrare più in profondità nel carattere dei personaggi, nelle motivazioni che li muovono. Marco Polo in questa seconda serie è cresciuto: ne ha passate tante già nella prima stagione, che racconta tre-quattro anni della sua vita.”

Lorenzo ha poi affermato che adesso il suo personaggio è diventato una delle persone più vicine al Khan e se in precedenza da ragazzo si era trasformato in un giovane uomo, adesso dovrà dimostrare di essere pronto a divenire un adulto.

Marco Polo dovrà prestare attenzione a chi lo circonda e prepararsi a difendere da attacchi di provenienza impensata.
Tra violenza, intrighi di potere e sesso, la serie sembra prendere i tratti di un Game of Thrones all’orientale.
Pierfrancesco Favino ha parlato di questi aspetti così: “Per la storia e la cultura mongola, mantenere la virilità era considerato una ritualità che consentiva di avere più forza in battaglia. C’è tutta una cultura che ha a che fare con terra, sangue, sperma e guerra. Un’altra realtà, storica o cinematografica, invece, è quella dove si decide di far vedere i culi. Nel caso specifico, anche se fosse stata questa la furbizia, è stata inserita in un gruppo culturale che ne faceva un uso sociale. C’è un aspetto storico e antropologico che giustifica sesso e violenza”.

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