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I tentacoli della Piovra inghiottiscono Roma

23 giugno 2015, In: News

Chi non ricorda La Piovra? Il telefilm, che vedeva protagonista Michele Placido nei panni dell’integerrimo Commissario Cattani, ebbe grande successo in Italia durante gli anni novanta.

Le vicende della SERIE TV esploravano le incredibili capacità strategiche del crimine organizzato che si estendeva dall’Italia latifondista del sud ai centri d’affari più importanti del Paese per avvolgere nei suoi tentacoli quanti più apparati istituzionali possibili.

Quasi un decennio dopo un’altra fiction, di pari successo, è tornata ad occuparsi di temi riguardanti l’intreccio tra la malavita e il potere politico; stiamo parlando di Romanzo Criminale, la SERIE TV basata sull’omonimo libro del magistrato Giancarlo De Cataldo, che esplora l’ambiente della Banda della Magliana descrivendone l’ascesa e la caduta.

Oggi i fatti di cronaca riportano, tanto involontariamente quanto inevitabilmente, a questi prodotti televisivi.

Le intercettazioni e le immagini che vengono trasmesse dai telegiornali e riprese dai talk-show ci parlano di appalti truccati, corruzione e connivenza tra malaffare e politica.

Potrebbe sembrare un nuovo episodio della Piovra oppure una scena mai andata in onda di Romanzo Criminale e invece è la realtà che emerge dalle indagini della Procura di Roma.

Perfino i protagonisti della cronaca si confondono con quelli delle fiction: è il caso di Massimo Carminati, Il Nero di Romanzo Criminale.

Già coinvolto in alcune delle pagine più misteriose della storia repubblicana è lui uno degli arrestati dell’operazione che sta mettendo a soqquadro Roma.

Molto in questa inchiesta rimanda alla sceneggiatura di una SERIE TV e prima di tutto le espressioni utilizzate dai protagonisti della vicenda ormai divenute famose per il grande pubblico: si pensi al “mondo di mezzo” menzionato dallo stesso Carminati o alla “metafora della mucca” citata da Buzzi.

Se si vuole uscire dal paragone con la fiction bisognerà attendere gli esiti giudiziari dell’inchiesta. Per ora siamo di fronte soltanto ad un castello investigativo che dovrà dare prova di sé in seguito al decreto di rinvio a giudizio.

In Aula, infatti, stralci di intercettazioni telefoniche e dichiarazioni non supportate da prove consistenti non avranno vita facile come sui mass media. Saranno sufficienti le carte degli investigatori per scrivere l’ultimo episodio del nostro thriller?

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