Homeland

Homeland e i graffiti “hackerati”

20 ottobre 2015, In: News, Nuove stagioni

Negli Stati Uniti è già andato in onda il primo episodio della quinta stagion di Homeland – caccia alla spia ed inevitabilmente da noi arrivano i riflessi e le prime notizie a riguardo.

Come già anticipato, la serie pensata da Howard Gordon e Alex Gansa, sarà ambientata in Europa, precisamente a Berlino (vedi anche Homeland, Carrie sbarca in Europa) dove Carrie Mathison, interpretata da Claire Danes, che ha ormai abbandonato definitivamente la CIA, ha un lavoro come capo della sicurezza, ed ha quasi riacquistato un “vita normale”.

Ma il passato, come succede spesso, non ci abbandona mai e per questo Carrie dovrà ritornare “in prima linea”, così come dovrà tornare a fare i conti con Quinn.
Intanto, però, la serie è arrivata alle cronache per via dei graffiti in arabo contro la serie. La storia è andata più o meno così.
Servivano dei graffiti sui muri di un finto campo profughi siriano che la produzione aveva allestito alla periferia di Berlino per girare una scena della serie. Per scriverli è stato contattato Don Karl, curatore di Walls of Freedom, antologia sui graffiti della primavera araba, nonché uno dei maggiori conoscitori del settore che ci sia e insieme a lui un gruppo di artisti riuniti nel collettivo Arabian Street artists.
Secondo gli accordi, le scritte non dovevano insultare ed essere assolutamente apolitiche, cosa effettivamente rispettata dagli scrittori, solo che questi, anziché scrivere frasi generiche, hanno riportato scritte del genere: “Homeland è razzista”, “Homeland non esiste”, “Homeland non è una serie Tv”.

A spiegare le ragioni delle scritte è stato poi lo stesso Don Karl: uuna piccola vendetta, dedicata a tutti quelli che in questi anni sono sobbalzati sulla sedia vedendo Hamra, una delle strade più cosmopolite di Beirut, trasformata in una vetrina per burqua e veli integrali di ogni sorta; le strade squadrate di Islamabad diventare vicoli degni di uno slum delle periferie indiane e Al Qaeda prendere ordini da Teheran. Quando gli è stata rivolta la richiesta di scritte in arabo per la serie, Don ha pensato ad uno scherzo, poi ha invece elaborato la piccola vendetta: “Homeland in questi anni ha dato del mondo musulmano un’immagine terribile e non volevo certo collaborare con loro”.

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