A Roma la realtà supera la fiction

8 settembre 2015, In: News

Roma, 20 agosto 2015: i funerali di Vittorio Casamonica irrompono sulla scena pubblica, mostrando all’Italia quello che nessuno vorrebbe vedere.
Per lo stesso motivo Sky era stata ricoperta di polemiche quando ha messo in onda le serie tv Gomorra e Romanzo criminale, accusata di far parte di quella televisione “cattiva maestra”.
I funerali organizzati dal clan Casamonica per il loro congiunto hanno cambiato “le carte in tavola”. La televisione non più “cattiva maestra”, bensì specchio della realtà, lanciando un brivido lungo la schiena degli italiani.
Questo fa paura, perché a tal punto non si può più far finta di non vedere. Il clamore delle ossequie funebri per Vittorio Casamonica sono passate da criticabili a motivo di riflessione profonda per il paese.
La famiglia, d’altra parte, ha dichiarato che rientra nelle loro tradizioni salutare platealmente i propri congiunti, assecondando quelli che sono i loro desideri  e su questo c’è poco da opinare.
Il vero scandalo nasce dalla domanda: dove si trovavano le nostre forze dell’ordine? Dove si trovava la classe politica che dice di volere costruire un paese migliore? E soprattutto irrompe sulla scena un senso di vulnerabilità tale da sentire che può accadere qualsiasi cosa in qualsiasi momento senza alcun preavviso.
Allora un serie televisiva mandata in onda a suon di critiche può forse diventare educativa? Può forse diventare la lente che mostra come nel quotidiano la non onestà, l’omertà, il crimine e la violenza si infiltrano lentamente nelle vite di ciascuno in modo subdolo. Il punto allora non sono immagini televisive che possono ispirare sentimenti di disgusto o fascino nelle case di chi le guarda, il punto è che la televisione mette sul piatto ciò che vende, e se questo vende, qualche domanda bisogna porsela.

Allora ben venga un Gomorra o un Romanzo criminale o un 1992, perché scatenando critiche e polemiche solleva il “tappeto” e costringe a guardare la polvere che vi si cela.
A ognuno la facoltà di decidere cosa farne.

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