Robin Wright in season 2 of Netflix's "House of Cards." Photo credit: Nathaniel Bell for Netflix.

House of Cards: Robin Wright e la lotta per lo stipendio di Kevin Spacey

21 maggio 2016, In: News

Proprio come l’energica Claire Underwood, la protagonista femminile di House of Cards che interpreta, anche Robin Wright ha dovuto lottare con la produzione e con Netflix per far valere i propri diritti.
Il motivo? Uno stipendio che fosse pari a quello di Kevin Spacey, che nella serie dà il volto al marito Frank Underwood.
Voglio essere pagata come Kevin, dicevo a me stessa. Era la situazione perfetta per chiederlo perché ci sono pochi film o serie televisive in cui l’uomo, il patriarca e la donna, la matriarca sono uguali. E uno di questi è proprio House of Cards” ha affermato la Wright davanti ai suoi fan riunitisi al Rockefeller Center di New York.

Si tratta di una presa di posizione degna della leonessa di cui veste i panni sul piccolo schermo.
La Wright, però, aveva anche i numeri dalla sua parte: sono ben 52 episodi (tutti quelli di House of Cards finora trasmessi) quelli in cui ha preso parte e per alcuni di essi si è anche messa al di qua della cinepresa in qualità di regista.
Inoltre, sia l’attrice che Spacey figurano tra i produttori della quinta stagione di House of Cards.

È stato però un altro espediente, quello che ha permesso alla Wright di vincere la sua battaglia: “Leggevo le statistiche e Claire Underwood per un periodo era persino più popolare di Frank. Così ho usato quest’argomento. Ho detto loro: è meglio che mi diate i soldi o rendo la cosa pubblica”.

Nello stesso incontro, poi, Robin ha spiegato che il mondo dello spettacolo, per una donna, diventa un ambiente ancora più difficile da padroneggiare dopo la maternità.

La Wright non è la prima attrice a parlare del gender gap che troviamo nell’industria del cinema e delle serie tv.
Nel 2015, infatti, fu Jennifer Lawrence a esprimersi con toni aspri contro il fatto che gli uomini dell’industria cinematografica guadagnano molto di più delle donne.
La scoperta era stata fatta grazie a un gruppo di hacker nordcoreani penetrati negli archivi online della Sony.
Da quei dati era stato reso chiaro che le protagoniste di American Hustle, due attrici di fama e talento come la Lawrence e Amy Adams, erano state intenzionalmente poste in una fascia retributiva inferiore a quella di Christian Bale e Bradley Cooper.

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